Ensiferum – From Afar

Ormai la formula è estremamente collaudata. Come si dice, usando un eufemismo forse non troppo appropriato, “motore che va non si cambia” semmai, se proprio vogliamo mettere i puntini sulle “i”, lo si fornisce di qualche centinaio di cavalli in più, si “rimappa” la centralina e tutto va. Ma il cuore, il pulsare puro e sincero non lo si deve mai cambiare, anche perché, trattandosi degli Ensiferum, scalpita più che battere, e lo fa alla maniera che alla band è più congeniale e che ormai è diventato il loro trademark: rullante sempre spianato, chitarre che si rincorrono, “harsh” spietati e, ogni tanto, rallentamenti e cori di un’estrema epicità.

Ecco. Basta. Già qui, se non ne avete più voglia, potete chiudere la pagina e occuparvi di altro. Oppure.
Oppure potete stare a vedere come finirà, perché di novità, in questo nuovo disco, ce ne sono: succose e che sono sicuro faranno la felicità di chi è appassionato degli Ensiferum.
Gli ingredienti li abbiamo spiegati prima, e sono tutti arci-noti. Quello che però va in controtendenza nel mondo degli Ensiferum è la loro estrema originalità e versatilità nel reinventarsi ogni volta, seppur non sconfinando mai dal loro seminato che, già di per se stesso, matura su basi eterogenee e poco classificabili. Eppure mi si contesterà che già da diversi anni, seppure la loro proposta risultasse originale, questa band ripropone gli stessi stilemi riciclandosi, ed io rispondo che sì, è vero, ma che, come sanno farlo loro, con la loro eleganza, con la loro affascinante epica tonitruante, nessuno sa stargli alla pari. Se poi ci mettiamo pure che dal corno vichingo da cui attingono gli Ensiferum, escono sempre proposte inesauribili, allora potete mettervi comodi: qui dentro c’è tutto quello che potrebbe tranquillamente farvi infervorare al punto di volere, alla fine, farvi crescere la barba, sguainare la spada e correre per il giardino di casa vostra alla ricerca di nemici a cui far la festa (sempreché, ovvio, la neuro non vi abbia rinchiusi prima).

Questo, alla fine è questa band. Iniziare dal solito intro epico “By the Dividing Steam“, per accelerare subito con “From Afar“, e, alla fine, già sudaticci, arrivare al culmine del disco, rappresentato dalla coppia “Twilight Tavern” e “Heathen Throne“: il manifesto, se mai qualcuno ve lo dovesse chiedere, della maniera “barbara” seppure preziosa, di suonare degli Ensiferum. La prima, con una parte centrale che sembra essere uscita dalle pagine del “Signore degli Anelli” di Tolkien, con una sezione melodica sinceramente ispirata, dolce, malinconica ma non banale, che sfocia in un universo impalpabile e lontano, perso nel tempo eppure non brumoso, tinto dei colori della terra e del gelo, e non dell’oscurità. La seconda, invece, si consuma appresso a corse funamboliche dettate da un coro epico che non annoia mai, poi rallenta e poi riaccelera, susseguendosi ogni volta e dando sempre un aspetto diverso alla composizione che poi, alla fine, a chiudere lo spettacolo, troveremo in una seconda parte “The Longest Journey (Heathen Throne Part II)“, a sancire definitivamente che il “viaggio più lungo” è davvero finito, e si è esaurito appresso ad esempi atmosferici sublimi e che ogni tanto piace pure ricordare e portare alla mente.

Nel frattempo però, c’è anche il tempo, ancora, per le spinte furiose, per le cavalcate molto “power”, che sono anche queste un aspetto inscindibile tra le caratteristiche della band. E così passa “Elusive Reaches“, e così pure “Stone Cold Metal“, con la particolarità, questa, di accoppiare ai cori da osteria che hanno molto da pagare ai Finntroll, una sezione tastieristica curata di tutto punto, cucita attorno al ronzare pulito e cristallino delle chitarre che danno vigore e nerbo alle basi di questa “scanzonata” traccia. Attenzione però: si parla degli Ensiferum, di una band che molte volte è stata tacciata di prendersi “troppo sul serio” e quindi, forse, l’aggettivo è da prendersi con le molle. O forse no.
Perché questa che sta passando non è una canzone qualsiasi, è un brano diviso a metà, con al centro “LA” sorpresa che, sono sicuro, lascerà con la bocca aperta anche il più incallito ed avvezzo cultore delle “contaminazioni” che c’è in giro. Provare per credere. Poi magari mi direte. A me, all’inizio ha fatto venir da ridere, poi avevo deciso di stroncarne l’esistenza per gli stessi motivi di cui sopra, ma, alla fine, sono convinto che anche questo è il corollario di questi miei “coetanei”.

Dunque, a parte la chicca di cui ho appena detto, non ci si aspetti null’altro che puro Ensiferum sound al 100%, anche se già il loro nome parla da solo, e dunque non è possibile classificarli e dare loro un voto che sia mediocre, a meno di brutte sorprese che, speriamo, non debbano mai venire.
Non sarà certamente il disco dell’anno questo, e in ambito folk ci sarà sicuramente chi avrà fatto meglio, ma che volete, la classe non è acqua, e “From Afar” lo dimostra in pieno.

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